mercoledì 19 novembre 2014

Rame e diaspro

Non so se ve l'ho già detto, io di pietre ci capisco poco: quando le compro le scelgo in base a quello che mi trasmettono, al mio gusto, e sono affascinata più dalle imperfezioni che da quelle perfette che brillano troppo. Mi piacciono le pietre grezze, quelle che hanno delle inclusioni, sulla cui superficie si disegnano mondi.
Il diaspro è una pietra particolarmente affascinante. Perché su ogni pezzo vedi un paesaggio, un disegno diverso, colori che si intersecano, linee... Questa bella pietra l'ho comprata ormai quasi due anni fa, ma era rimasta nel cassetto, insieme ad altre, in attesa di una collocazione.

Collana in rame e diaspro, forgiata a mano

Poi, complice la partecipazione all'ultimo mercatino e la mia cronica penuria di collane, eccola qui, tirata fuori dal cassetto e montata nel più classico dei modi: con delle semplicissime griffe che lasciano tutta la bellezza della pietra in piena vista. L'altro elemento forte del centrale di questa collana è uno dei miei preferiti, il cerchio in rame forgiato, dai bordi ruvidi, coi suoi segni irregolari sui lati.

Pendente in rame e diaspro montato a giorno

Un gioco di pieni e vuoti, fra la pietra e il cerchio di rame, e a completare un girocollo dalle linee morbide, che rende ancora più importante questa collana. Il girocollo dalle forme barocche e l'estrema semplicità della montatura a griffe della pietra, un contrasto che mi affascina e appaga il mio senso estetico.

Collana in rame forgiato e pietra di diaspro

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Collana in rame forgiato a mano con diaspro.




mercoledì 12 novembre 2014

(Ri)fare: orecchini forgiati in rame e argento

Forse una delle doti che dovrebbe avere chi fa il mio lavoro è quella di saper rifare perfettamente un oggetto, identico all'altro, privo di evidenti imperfezioni o difetti. Io sono del tutto incapace di fare e (ri)fare oggetti completamente identici. Alcune cose è facile replicarle perché prevedono tecniche meccaniche (come l'embossing) e poco altro. Ma con altre tecniche non è così semplice, anche se non è impossibile. Ma rifare tout court mi annoia, e probabilmente non posseggo la disciplina e le basi concrete per arrivare a replicare due pezzi completamente identici. A volte questa mia mancanza mi dispiace un pochino.
Però, in fondo, se dico a me stessa la verità, io sono più interessata alle differenze e lo sono sempre stata. Sono più interessata a come si muove la materia, a scoprire qualcosa di più ogni volta che lavoro con un martello in mano e un pezzetto di metallo. Sono più interessata a quegli oggetti in cui si nota la mano dell'uomo, e la forza del metallo, piuttosto che a quelli scolpiti nella cera, fatti al computer, tutti uguali, perfetti sì ma troppo spesso senz'anima (salvo alcune eccezioni, ovviamente). Allo scintillio preferisco la materia grezza, alla perfezione preferisco il segno.

Orecchini in rame e argento 925, forgiatura anticlastica
Tutto questo un po' per fare un'esame di coscienza, un po' per giustificare a me stessa come sia possibile che volevo provare a rifare un paio di orecchini di un po' di tempo fa e sono venuti fuori totalmente diversi, così... due nastri che si avvolgono su sé stessi, un accenno di forgiatura anticlastica, un lungo gancio in argento. E adesso che anche questi hanno trovato una nuova casa, sarò capace di farne un altro paio? No, penso che i prossimi saranno diversi, sempre lunghi come questi, ma non so dove mi porterà il martello, o dove la mia inesperienza condurrà il metallo...


lunedì 10 novembre 2014

Ancora un anello dagli scarti

Lo so, potrei diventare noiosa col discorso degli scarti. Ve l'ho già fatto un milione di volte, ma sono convinta che quello che consideriamo scarto dovremmo considerarlo a tutti gli effetti materiale, materiale da cercare di utilizzare nel miglior modo possibile. Ricordate quando vi ho mostrato il materiale di partenza per questi orecchini? Vi siete chieste cosa ci faccio coi manici dei famosi cucchiaini? Quando posso cerco di tagliare i manici in modo da poterli utilizzare come basi per gli anelli. 

Anello con gambo in argento 800 e rame reticolato

Ecco come nasce l'anello che vi mostro oggi. Il gambo è realizzato in argento .800 di recupero, mentre il decoro è anch'esso uno scarto però di rame. Ultimamente cerco di lavorare con la reticolazione gli scarti migliori di rame e ottone (per migliori intendo quelli dalle forme più regolari e grandi) così da averne una scorta pronta da usare quando mi viene l'ispirazione giusta. Ho dovuto solo modellare questo tondino dalla superficie un po' grezza e saldarlo al gambo dell'anello.
Due cose trovo interessanti qui: il gambo asimmetrico, più largo da una parte e più stretto dall'altra, volutamente lasciato così, solo rifinito in modo che le due parti risultassero armoniche rispetto alle dimensioni dell'elemento in rame. E il modo di indossarlo, perché io lo indosserei così:

Anello in argento 800 di recupero e rame reticolato

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Argento .800, rame





venerdì 7 novembre 2014

Video tutorial: i chiodini con pallina

Avete mai fatto i chiodini con pallina a partire dal filo di metallo? Io da sempre, da quando ho avuto il mio primo cannello a gas e non ho più usato i chiodini commerciali. Farli è semplicissimo, ma esistono metodi diversi a seconda che stiamo utilizzando filo sottile oppure filo di spessore un po' più importante. Per filo sottile io intendo un filo che va da 0,6 a 0,8 mm. (quello che usiamo per montare pendenti in collane e orecchini). Con il filo sottile fare i chiodini è molto semplice, basta tenere il filo con l'estremità a diretto contatto con la parte interna (blu) della fiamma del cannello, in verticale, e la pallina si formerà in pochi istanti.
Se invece vogliamo usare del filo un po' più spesso, a partire da 1 mm., la sua estremità non fonderà così facilmente, abbiamo necessità di scaldare una parte più grande del filo per facilitarne la fusione.
Nel video che ho preparato ieri vi mostro come tenere il filo (nel mio caso era di rame) e quali movimenti fare per far sì che la pallina assuma una bella forma tonda.
Mi vedrete utilizzare un piccolo cannello a gas della Dremel (Versaflame) che accendo e lascio poggiato in verticale senza toccarlo, così da avere entrambe le mani libere.
Il filo è da 1 mm nel primo esempio e da 1,30 nel secondo. A seconda della potenza del vostro cannello potrete fondere anche fili più grossi, provate!

[Il video può essere condiviso su facebook o su altre piattaforme e anche scaricato, mantenendo intatto il link che riporta alla mia pagina, grazie!]




mercoledì 5 novembre 2014

Un'ammonite di rame

Come sono le mie collane preferite? Sicuramente hanno un elemento importante in metallo, o sono realizzate tutte in metallo. Anche se è difficile rinunciare a qualche bella pietra, a un tocco di colore. Per molto tempo sono stata in un impasse con le collane, incapace di fare le lunghe collanone incatenate che sembrano piacere tanto in genere, non trovavo qualcosa che davvero mi piacesse. Poi ho iniziato ad usare le pietre insieme ad elementi importanti in metallo, e allora è cambiato tutto. Come qui, dove una chiocciola in rame lavorata a foldforming è montata insieme ad un filo di diaspro nei toni del verde.


Non ho aggiunto molto altro, non volevo una collana lunga, volevo usare tutto il filo di rondelle sfaccettate e lasciare la chiocciola come unica decorazione. Come al solito ho coperto la parte terminale del cavetto e gli schiaccini con delle strisce di rame di recupero, e poi ho solo aggiunto la chiusura, semplice ma particolare. Una chiusura a T, composta da un anello in filo di rame squadrato a mano e da uno spiculum che si inserisce all'interno.



La forma della spirale, nella sua perfezione, mi affascina da molto e chi mi legge da tempo lo sa bene. In quest'ultimo periodo ho realizzato diverse cose che hanno come segno distintivo questa forma, sono tornata alle origini, alle spirali che facevo tanti anni fa, ma adesso si è aggiunta la tridimensionalià, nuove tecniche, un nuovo approccio.

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Rame, diaspro




mercoledì 29 ottobre 2014

Foldforming, ottone e il caso

Ancora una volta cosa nasce da un errore. Un errore di distrazione che mi spinge finalmente a realizzare un paio di orecchini che avevo in mente da tanto tempo ma che non avevo mai fatto. Il foldforming ancora una volta. L'ottone che si apre come delle ali e all'interno si colora di un verde delicato che si fissa sui segni impressi dal martello.

Orecchini a foldforming in ottone e argento con patina verde

All'esterno invece ho lasciato semplicemente la patina della ricottura, ripulendola leggermente in modo che risaltassero anche lì i segni della forgiatura. E poi, per completare, solo un paio di lunghi ganci in argento, curvati in modo che il pezzo in ottone sia quasi a contatto col lobo.
Forse non li avevo mai fatti perché aspettavo questo ottone coi suoi colori perché rendessero al meglio. Oppure perché spesso mi guida più il caso che la ragione. Però per fortuna qualcosa poi succede, un errore, che mi spinge dove da sola non ero arrivata.

Orecchini in ottone similoro e argento con patina verde
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Ottone similoro, argento .925, patina




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